Nell'ombra del vento


Rubrica in cui lascerò la penna libera di raccontare.

Sai qual è il desiderio più grande quando si ama così tanto un libro? Uno vuole entrarci...  C. Funke
Quando mi innamoro di una storia, mi lego a dei personaggi, mi affeziono a dei luoghi, seppur irreali, non faccio altro che desiderare una chiave, un tappeto magico, un portale, un amico immaginario che mi aiuti a varcare la soglia cartacea, che mi regali un giorno, un'ora, dieci minuti, di vita libresca.
L'Ombra del vento, di Carlos Ruiz Zafòn, è un libro che ho amato e che mi ha letteralmente travolto e questo è un brano che ho scritto immaginando l'ingresso nel Cimitero dei libri dimenticati.



Il mio arrivo nella Barcelona Zafoniana l'ho immaginato così:
A notte ormai fonda mi avvicino al pesante portone intagliato, con il cuore accelerato, non a causa del passo svelto.
Qualcuno ha già parlato di me a Isaac, il custode, che aspetta la mia visita. 
Dopo un'attesa che mi sembra eterna, sento dei passi che si avvicinano e la porta si schiude. Isaac è esattamente come lo immaginavo, di bassa statura, leggermente ricurvo, pochi capelli imbiancati. Mi accoglie con un tiepido saluto indicandomi il salone principale, 'Attenta a non perderti' mi intima prima di sparire dietro un alto scaffale. Sono sola, intorno a me il Cimitero dei libri dimenticati mi sovrasta. Alzo lo sguardo, la testa mi gira: libri, più di quanti potrei mai leggerne, vederne o anche solo immaginarne. L'odore dominante è quello tipico dei luoghi chiusi e polverosi ma misto ad altro: inchiostro, carta e qualcosa di impalpabile...forse magia. I libri appaiono allineati sugli scaffali, ordinati ma non statici, tanto che pur essendo l'unica visitatrice del cimitero mi sento tutt'altro che sola. E' come se ogni volume fosse una scatola all'interno della quale una vita, un'anima vogliosa di luce, azione e sentimenti, mi spia...
Mi aggiro senza meta per gli scaffali e il tempo si dilata fino a sparire, sfioro i dorsi impolverati, accarezzo gli intagli, scruto i dettagli delle rilegature e noto uno spazio vuoto, penso ad un libro mancante, un volume già adottato. Ad uno sguardo più attento scorgo invece un libro più piccolo, posizionato più in fondo degli altri.
Lo afferro per portarlo in avanti, allineandolo agli altri libri, ma in quell'istante è come se lui afferrasse me. Tolgo con un gesto la polvere depositata sulla copertina cobalto e leggo i caratteri vergati in oro, un titolo che si  imprime nella mia mente. Mi accorgo che sto stringendo il volume fino a far impallidire i polpastrelli. Decido in un istante: è lui. Mi ritrovo di nuovo tra cunicoli e ballatoi e mentre ripenso alla raccomandazione di Isaac, certa di essermi ormai persa, incrocio il suo sguardo vivo: "Il signor Sempere ti avrà spiegato che prendere uno di questi volumi significa legarsi ad esso, adottarlo, proteggerlo". Annuisco, lo ringrazio, inspiro un'ultima volta per intrappolare dentro di me odori e sensazioni, ed esco con quel piccolo tesoro sul petto e una nuova felicità un po' più in fondo.

Commenti

  1. Ho adorato Zafòn e questo tuo racconto è intriso "dall'atmosfera Zafòniana".

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  2. Grazie Cispiolina *-* L'ho adorato anch'io e non vedo l'ora che scriva qualcosa di nuovo!

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  3. Ma che bella questa nuova rubrica :)

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  4. Bellissima rubrica, e bellissimo questo tuo brano...Chi non vorrebbe essere ammesso in quel luogo magico?!?!
    Complimenti!! ^_^

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    1. grazie mille :) io ci spero ancora di trovarlo il Cimitero dei libri dimenticati *-* magari nel prossimo viaggio a Barcelona!

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  5. Bellissimo pezzo, e la rubrica è davvero interessante!!

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