venerdì 28 ottobre 2016

#80 Top Five: Cinque difetti da bibliofilo

Cinque elementi appartenenti all'universo libresco.



Buongiorno, lettori!
Come state? Qui il sole sembra aver lasciato il passo alla pioggia e, vi dirò, questo tempo non mi dispiace affatto. Spero che il fine settimana porti un po' di tregua, ho bisogno di momenti tranquilli dopo una settimana in cui ho rimediato una scottatura di secondo grado, raffreddore tremendo per Micol e impicci vari di cui venire a capo.
Nonostante ciò, la Top Five (l'ottantesima oggi!) è sempre qui ad attendervi...e allora facciamo gli umili e parliamo dei difetti dei lettori! Ebbene sì, sono pochi, ma ci sono.


Cinque difetti da bibliofilo




1. Cupidigia
Il primo difetto somiglia molto ad un vizio capitale e riguarda da vicino le nostre finanze...anche quando sono in rosso, è complicato per noi resistere agli acquisti. I desideri riguardanti i libri si moltiplicano e si fanno pressanti, al punto che acquistare solo un volume risulta davvero il minimo sindacale.

2. Distrazione
Avete mai pensato a quante ore trascorriamo nel mondo parallelo a cui i libri danno vita sotto i nostri occhi? Parecchie. Di conseguenza spesso risulta molto difficile intercettare la nostra attenzione e riportarci con i piedi per terra.

3. Maniacalità
Quando si tratta dei nostri libri, del nostro tesssoro, possiamo mettere in atto atteggiamenti un tantino maniacali. Non toccare, non sglualcire, togli la sovracoperta, rimettilo lì, non lì, più in là.

4. Asocialità
Quando siamo in una fase cruciale del libro, portare a termine la lettura è la nostra priorità. Tendiamo quindi a mettere in secondo piano impegni, incontri, appuntamenti, cene, bisogni fisiologici. La vita, insomma.

5. Avarizia
Chiudiamo con un altro peccato capitale, argh. Siamo generalmente persone generose e di buon cuore (ci tengo a precisarlo), che tuttavia si trasformano in malefici Scrooge quando qualcuno si avvicina troppo ai nostri libri. Diamo il peggio di noi quando quel qualcuno pronuncia la fatidica frase: Me lo presti? Ecco, in quei casi diventiamo dei veri taccagni da cui tenersi alla larga.





Vi ritrovate in questi difetti?
Probabilmente ci condurranno all'Inferno...
non resta che augurarci che esista una libreria anche lì!
Buon week end :)



martedì 25 ottobre 2016

Recensione 'Il rumore della pioggia' di Gigi Paoli | Giunti


Titolo: Il rumore della pioggia
Autore: Gigi Paoli
Editore: Giunti
Pagine: 288
Genere: noir
Prezzo: 15,00 €
eBook: 9,99 €
Omaggio CE

Nota sull'autore
Gigi Paoli - (Firenze, 1971), giornalista, è stato dal 2001 e per 15 anni il responsabile della cronaca giudiziaria della redazione di Firenze del quotidiano La Nazione. Dal marzo 2016 è caposervizio della redazione di Empoli. Vive a Prato assieme alla figlia teenager, una gatta nera e tanti libri. Il rumore della pioggia è il suo primo romanzo.



Quella città era come il labirinto degli specchi che si trovava ogni tanto nei vecchi lunapark: ovunque ti girassi, qualunque cosa guardassi, niente era davvero come sembrava.
Né le cose, né le persone.
Carlo Alberto Marchi scrive di cronaca giudiziaria sul Nuovo Giornale di Firenze. La sua vita si divide tra la casa in cui vive con la figlia di dieci anni, Donata, la sede del giornale per cui lavora e il Palazzo di Giustizia, ribattezzato da Carlo "Gotham City" per le sue forme cupe e spigolose.
In una piovosa giornata di novembre, Marchi apprende una notizia che potrebbe regalargli uno scoop: il commesso di un prestigioso negozio di articoli sacri è stato assassinato in via Maggio, la via degli antiquari di Firenze. I locali del negozio sono di proprietà della Curia e proprio al piano di sopra ha sede l'Economato. Il giornalista cercherà di estorcere notizie interessanti ai magistrati e nel frattempo intraprenderà una personale indagine che lo porterà a scoprire più di quanto avrebbe potuto immaginare. Il lato oscuro di una Firenze gotica farà capolino tra le pagine, mentre Marchi cercherà di conciliare il ruolo di reporter e quello di padre single di una preadolescente.
Il rumore della pioggia è un libro che mi ha piacevolmente sorpreso. Quando si parla di noir e di gialli italiani, quando gli ingredienti sono indagini e delitti, il rischio è sempre quello di trovarsi a leggere una brutta copia dei thriller americani, poco credibili se trasferiti tra le vie del bel paese.
E invece Paoli ci regala una storia magnetica, ben congegnata, realistica e dall'ambientazione semplicemente perfetta.
La carta vincente è sicuramente da rintracciare nella familiarità dell'autore con luoghi e situazioni descritti del libro, che gli consente di far muovere il suo protagonista come fosse un alter ego su carta. Ne risulta una storia nella quale è praticamente impossibile non entrare in sintonia con il protagonista: ironico, carismatico, imperfetto. Il senso dell'umorismo è arguto, pungente e necessario per un uomo che cerca di conciliare lavoro e vita privata, impresa tutt'altro che semplice visto che Carlo, smessi i panni del reporter d'assalto, si trasforma in una Mrs. Doubtfire in giacca e cravatta:
Volevo essere Tutti gli uomini del presidente ed ero finito a fare Mrs. Doubtfire. Bella prova. Pensavo a questo, abbruttendomi assai, mentre quella mattina di novembre stavo compìto e contrito, già in camicia blu e cravatta, nel ruolo che ultimamente mi si addiceva in modo magnifico. La lavastoviglie.
Mi è piaciuto molto il modo in cui il protagonista si divide tra i suoi due "amori". Un lavoro che nonostante i sacrifici, le frustrazioni, gli orari improbabili, svolge con la stessa passione degli esordi. E una figlia che forse non era nei suoi programmi iniziali e che pure ha finito per diventare la colonna portante della sua vita.
La vidi intercettare le sue amiche in piazza del Duomo per poi avviarsi verso la scuola. Mi tenni a distanza di sicurezza per evitare di farmi scoprire demolendo così la sua opinione di me, quella del babbo aperto di mente e fiducioso nelle capacità di autonomia e di responsabilità della figlia. Ma fino a che non la vidi entrare sana e salva nel grande portone della scuola, ebbi la conferma che una figlia femmina fosse la vendetta di Dio sull'uomo. Perché avrebbe potuto incontrare uno come eri tu alla sua età.
La vicenda e il modo in cui viene raccontata, celano la preparazione e la cura per i dettagli che solo un giornalista giudiziario può avere, con la bravura del Paoli scrittore a semplificare circostanze e tecnicismi per rendere il tutto comprensibile anche a chi non appartiene al suo stesso mondo. Il lettore scoprirà i retroscena dell'universo giornalistico, dove lo scopo è quello di dare 'buco' al giornale concorrente, dove la caccia alle notizie non fa sconti e la diplomazia e i compromessi sono pane quotidiano, seppur si scelga di non venire meno alla propria etica professionale.
L'intreccio coinvolge, senza forzature e tempi morti, e ho apprezzato che l'autore abbia puntato alla credibilità della storia, scegliendo di mettere a volte in secondo piano lo stesso protagonista, rinunciando di farlo apparire come un eroe a tutti i costi.
Perché Firenze in fondo non è Gotham e forse di eroi in calzamaglia non ne ha davvero bisogno. Lo sfondo del romanzo è una delle cose che ho più gradito, la città filtrata dagli occhi di chi ci vive, di chi vede molto al di là degli Uffizi e del Ponte Vecchio, di chi ne conosce punti deboli e fragilità, eppure la ama visceralmente.
Prova esordio superata a pieni voti, un noir italiano che vi consiglio di non perdere e che spero possa inaugurare una serie con protagonista Carlo Alberto Marchi.

venerdì 21 ottobre 2016

#79 Top Five: Cinque parole che un lettore dovrebbe conoscere

Cinque elementi appartenenti all'universo libresco.



Buongiorno, lettori!
Come state? Oggi ho pensato ad una Top Five un po' diversa dal solito...mi sono imbattuta per caso in un termine che non conoscevo e allora ho pensato di cercare tutte quelle parole inerenti alla bibliofilia sconosciute ai più!


Cinque parole 
che un lettore dovrebbe conoscere





1. Tsundoku
E' una parola giapponese che esprime l'atto di lasciare un libro non letto dopo l'acquisto, in genere accumulandolo insieme ad altri libri non letti. In pratica parla su per giù del rischio che noi bibliofili corriamo giornalmente di rimanere sepolti sotto una pila di libri.

2. Bibliotaphs
Coloro che custodiscono gelosamente i propri libri, proteggendoli dagli altri. Tale abitudine può provenire dalla bibliolatria, o ammirazione totale verso i libri.
In tutta serietà, i libri necessitano di essere protetti, soprattutto da quelli che li vorrebbero in prestito.

3. Librocubicularist 
E' uno slang usato per descrivere le persone che leggono a letto. Scommetto che tutti lo fate! Se qualcuno dovesse rivolgersi a voi con questo appellativo, non temete, non è un'offesa.

4. Bibliosmia 
E' il profumo di un buon libro. Sapevate che avesse anche un nome? Impossibile per le mie narici resistere al richiamo di un libro intonso.

5. Book-bosomed
Qualcuno che porta un libro sempre con sé. Aprite borse, zaini, tracolle e shopper e abbiate il coraggio di non negare l'evidenza: tirate fuori quel volume! Come immaginavo, anche voi siete dei book-bosomed.




Conoscevate qualcuno di questi termini?
Vi ritrovate in queste definizioni?
Alla prossima Top Five!



giovedì 20 ottobre 2016

BabyBooks: Bau Bau - Dorothée De Monfreid | Babalibri

Titolo: Bau Bau - Il mondo visto dai cagnolini
Autore e illustratore: Dorothée De Monfreid
Editore: Babalibri
Pagine: 64
Età: dai 3 anni
Prezzo: 16,50 €
Omaggio CE
Scheda del libro

Volete scoprire tutto, proprio tutto sui cagnolini? E allora questo piccolo grande atlante pieno di figure e parole è quello che fa per voi! Scoprirete così cosa fanno i cagnolini di giorno e di notte, come passano le vacanze, in quali case vivono, che lavoro fanno... E poi, la loro città, la scuola, il supermercato, i colori e gli sport . Tante situazioni diverse popolate da simpatici e buffi cagnolini con cui fare amicizia. BAU BAU!








Recensioni creative. Con la partecipazione straordinaria di una treenne.


Buongiorno lettori,
oggi io e Micol vogliamo parlarvi di un libro che è stato per noi una bellissima scoperta!
Abbiamo ricevuto la copia da Babalibri, che ringrazio, e inizialmente pensavo si trattasse di un libro che approfondisse le abitudini degli animali che Micol più ama: i cani. Con grande sorpresa abbiamo scoperto che questo volume è molto di più! Si tratta infatti di un vero e proprio atlante, con tantissime nozioni interessanti e simpatiche curiosità, che spaziano dalla natura, ai numeri, all'alfabeto, al mondo intorno a noi.
Abbiamo ricevuto la copia da
La cosa particolare di questo atlante è che sono proprio i cagnolini a guidarci in giro per il mondo, a spiegarci come cambiano le stagioni, a mostrarci gli animali del bosco e i pesci del mare, la frutta, la verdura, i fiori, gli sport, i mezzi di trasporto. Come avrete capito non si tratta di una storia ma di un manuale in grado di entusiasmare i bambini con tutte le sue colorate illustrazioni e le tante spiegazioni che potrà fornire alle loro domande.
Essendo Micol una bimba molto curiosa, il volume l'ha subito affascinata. Si è messa alla prova nel riconoscere elementi a lei già familiari, come i numeri, i colori, le stagioni, i nomi di tanti animali e mi ha chiesto di leggerle quelli che le erano nuovi, memorizzando tante informazioni con entusiasmo ed estrema facilità.
Inoltre questo libro è diventato per lei una sorta di vademecum, al quale attingere nel momento del bisogno. Qualche giorno fa, ad esempio, cercava di ricordare il nome di un animale: E' quasi come un cane, ma non è un cane, è un po' diverso! Le ho chiesto se parlasse del lupo e ha esclamato: Aspetta, mamma! E' corsa in camera per ritornare con questo libro tra le mani. Dopo averlo aperto sulla pagina degli animali del bosco, indica la volpe: E' questa mamma, vedi? Questa col pelo rosso!
Le illustrazioni sono colorate e divertenti, vedere i cagnolini che si cimentano negli sport, nei vari mestieri, alle prese con i fornelli o aggirasi per il supermercato, ha scatenato più volte l'ilarità di Micol. Non ci resta quindi che consigliarvi questo atlante, perfetto per bambini dai tre anni che ameranno il mondo visto dai cagnolini!



martedì 18 ottobre 2016

Recensione: 'La sposa scomparsa' di Rosa Teruzzi | Sonzogno

Titolo: La sposa scomparsa
Autore: Rosa Teruzzi
Editore: Sonzogno
Pagine: 171
Genere: giallo italiano
Prezzo: 14,00 €
eBook: 9,99 €
Omaggio CE

Nota sull'autrice
Rosa Teruzzi  (1965) vive e lavora a Milano. Ha pubblicato diversi racconti e tre romanzi. Esperta di cronaca nera, è caporedattore della trasmissione televisiva Quarto grado (Retequattro). Per scrivere si ritira sul lago di Como, in un vecchio casello ferroviario dove colleziona libri gialli.



Ci sarebbe voluta una bella libreria, si disse, con le sue file ordinate di romanzi che promettevano mondi più interessanti, fantasiosi e magici del nostro. Mondi in cui perfino dolori all'apparenza insensati, come la scomparsa di una figlia, rispondevano a un disegno, non necessariamente positivo, che spesso nella vita reale lei non riusciva a scorgere.

In una Milano poliedrica e sfaccettata, tre donne convivono in un vecchio casello ferroviario, trasformato in abitazione. Libera, quarantasei anni, trascorre molto tempo nel laboratorio adiacente alla casa, nel quale compone bouquet da sposa. Sua figlia, Vittoria, è una giovane agente di Polizia, introversa e determinata. E poi c’è nonna Iole, spirito ribelle e anticonformista che, raggiunte le settanta primavere, continua a predicare – e a praticare – l’amore libero.
In una piovosa giornata di luglio un’anziana donna, vestita di nero, bussa alla porta del casello. E’ lì per parlare a Vittoria, per convincerla a riaprire un caso ormai archiviato, quello riguardante sua figlia, una ragazza prossima alle nozze, scomparsa tanti anni prima. Vittoria, rigida e chiusa nelle sue convinzioni, sembra restia ad aiutare la donna. Ma Libera e Iole non hanno intenzione di restare con le mani in mano e si butteranno a capofitto nella ricerca della verità.
La sposa scomparsa è un giallo piacevole, ben scritto e bilanciato, dove le indagini e le storie delle protagoniste risultano equilibrate, ma soprattutto una storia di cui ho amato la caratterizzazione, dei luoghi e dei personaggi. Le tre donne, durante la lettura, sono diventate delle vicine, delle conoscenti e, infine, delle amiche.
Libera è il personaggio centrale della storia, quello che fa da anello di congiunzione e collante tra tutti gli altri. E’ una donna sensibile e riflessiva, una donna che ha sofferto, a cui la vita ha tolto molto. Il marito, agente di Polizia, è stato ucciso senza che il caso venisse mai risolto e lei ha dovuto ingoiare i dubbi insieme alla sofferenza. Il dolore ha finito per spegnerla e per creare intorno a lei una corazza invisibile, che le impedisce di lasciarsi andare, di continuare a vivere e ad amare.
Vittoria è una ragazza introversa, spigolosa, brusca e rigida nelle sue convinzioni. La perdita prematura del padre ha condizionato tutta la sua esistenza, spingendola ad indossare quella stessa divisa e alimentando la sua rabbia verso il mondo. Iole, con la sua indole leggera, briosa e fanciullesca, fa sicuramente da controparte alle due donne. Non a caso, è il personaggio che ho più amato, quello che mi ha strappato più sorrisi, declinando la terza età in chiave disinibita ed ironica.
Le tre donne cercheranno di capire cosa è accaduto a Carmen Minardi, la ragazza scomparsa tanti anni prima, e per farlo dovranno infine collaborare, riavvicinandosi e annullando le incomprensioni. Sullo sfondo emerge una Milano inedita, quella dei piccoli quartieri, degli scorci che non ti aspetti e che riescono a stupirti.
Così come stupirà la verità, che spiazzerà il lettore con la sua irreversibile freddezza. L’epilogo lascia presagire un seguito che non vedo l’ora di scoprire, perché quello di Iole, Libera e Vittoria è solo un arrivederci.
Un giallo che si fa amare, con un tocco femminile che conferisce freschezza al romanzo e pone l’accento sulla variopinta sfera dei sentimenti.







domenica 16 ottobre 2016

Il giardino dei fiori segreti - Cristina Caboni | BlogTour

Buongiorno, lettori!
Vi stupisco con un post della domenica, una sorta di edizione straordinaria. Oggi, infatti, sono davvero felice di ospitare questo evento, promosso da Garzanti e dedicato all'ultimo libro di Cristina Caboni, Il giardino dei fiori segreti, in libreria dal 20 ottobre.
Qui trovate la trama e tutti i dettagli sul romanzo.
Il BlogTour, articolato in sette tappe, vi permetterà di scoprire tante curiosità sul libro e di partecipare all'estrazione di bellissimi premi. 

Nell'appuntamento di oggi, vi parlerò delle ambientazioni del libro, dei luoghi in cui si muovono le protagoniste della storia: Iris e Viola.
Iris vive ad Amsterdam, la città dei fiori e dei canali, libera e romantica. Viola, invece, abita a Londra, palpitante e poliedrica. Tuttavia entrambe ignorano che il loro destino è indissolubilmente legato all''Italia, più precisamente ad una grande dimora situata a Volterra. Questi, i luoghi in cui vi condurrò:


Amsterdam
Non si era mai davvero abituata alla forma degli edifici del centro di Amsterdam. Non che le dispiacessero, anzi. Ma quella loro tendenza ad elevarsi in altezza, le grandi finestre verticali, le cornici e le tegole di ardesia, i colori marcati dalle ricche sfumature le avevano sempre fatto pensare a case di bambola e di marzapane. Non a posti dove vivere davvero. [da Il giardino dei fiori segreti - Cristina Caboni]




Londra
Aveva cercato inutilmente un aggettivo capace di definire la città. Era un continuo tuffarsi nel passato e proiettarsi nel futuro. Se i nuovi edifici sul Tamigi erano di acciaio e vetro, espressioni proprie di una megalopoli moderna e tecnologica, bastava spostare appena lo sguardo per trovarsi davanti imponenti palazzi scuriti dai secoli e guglie protese verso il cielo. La ruota panoramica che si rifletteva sulle acque torbide, e oltre il ponte di Westminster il palazzo del parlamento, erano parte del fascino da cui si sentiva travolgere. [da Il giardino dei fiori segreti - Cristina Caboni]


Toscana
La campagna era fitta di acacie dalle quali pendevano grossi grappoli bianchi. Il loro profumo dolce si mescolava a quello della terra bagnata. Il verde dei prati era puro smeraldo, e lei non aveva mai visto quei lunghi cipressi sottili che costeggiavano i viali di terra battuta e svettavano verso il cielo turchese. Ogni tanto un casolare di pietra e qualche mucca al pascolo punteggiavano lo scenario. [da Il giardino dei fiori segreti - Cristina Caboni]



Ed ora le tre curiosità inerenti alle ambientazioni, che Cristina è stata felice di soddisfare:

- Tre ambientazioni molto suggestive fanno da sfondo alla storia: i giardini londinesi, Amsterdam con i suoi canali e Volterra con la campagna toscana. Cosa ha dettato la scelta dei luoghi?
I protagonisti del romanzo vivevano da qualche parte. Così per me è stato semplice seguirli. Li ho sempre visti muoversi in quegli spazi. È bastato guardare nelle loro vite e poi intorno a loro.  

- Le ambientazioni a volte sono molto più che semplici sfondi, diventano luoghi dell'anima. Cosa rappresenta il giardino per Iris e Viola?
Entrambe le ragazze nascono da una dinastia di giardinieri, capaci di vedere ciò che altri non hanno mai nemmeno notato. Questa abilità la possiedono come retaggio, cercare istintivamente ciò che a loro piaceva, è stato naturale. In seguito hanno coltivato quel luogo perché in lui si rivedevano, si specchiavano. Il giardino per loro è il luogo dove posare preoccupazioni, e pensieri, dove modificare la realtà dandole la forma voluta. Il giardino per Iris e Viola è una perfetta forma di amore.

- Tra i luoghi descritti nel romanzo ce n'è uno a cui sei particolarmente legata?
La campagna toscana, con la sua morbidezza, i suoi colori. Le grandi distese punteggiate di margherite e papaveri, e ogni tanto un cipresso alto e lungo come un pennello, a unire il cielo turchese ai prati profumati.


Per finire, una bella sorpresa confezionata dall'autrice,
che leggerà per voi un estratto del romanzo:





Come vi avevo preannunciato i premi del giveaway sono davvero ricchi! Ecco che vado a presentarveli:

Partecipare è molto semplice basta rispettare le quattro seguenti regole:

1) Diventare lettori fissi di ogni blog partecipante al blogtour
2) Commentare e condividere le sette tappe del blogtour
3) Seguire la pagina Facebook della casa editrice Garzanti
4) Seguire la pagina Facebook dell'autrice Cristina Caboni
Il blogtour si concludera' il 19 Ottobre e ad ogni partecipante verrà assegnato un numero e dopo aver controllato che tutte e quattro le regole siano state rispettate il vincitore verrà annunciato sulle pagine Facebook dei blog partecipanti.


Cosa ne pensate delle ambientazioni del romanzo?
In bocca al lupo a tutti e buona domenica!



venerdì 14 ottobre 2016

#78 Top Five: Cinque scocciature da lettore

Cinque elementi appartenenti all'universo libresco.



Buongiorno, lettori! Vi scrivo in una giornata grigia e costellata di cose da fare. Se tutto va secondo i programmi, nel pomeriggio riuscirò a portare a termine gli impegni della settimana e a dedicarmi ad un weekend di lettura. Lo spero, al momento leggere per più di dieci minuti consecutivi mi sembra un'utopia! Ma veniamo alla Top Five di oggi in cui vi parlerò di....



Cinque scocciature da lettore


1. Acquistare un libro usato e scoprire sottolineature o deturpazioni
Vi è mai capitato? Siete lì tutti felici per aver trovato un bel libro a buon prezzo e mentre siete immersi nella lettura scoprite qualcosa che vi gela il sangue: sottolineature a penna, strappi, pagine mancanti. Sciagure vere e proprie, insomma.

2. Scoprire che gli SCONTI tanto pubblicizzati da una case editrice non includono l'unico libro a cui sei interessato
A me succede sempre. Newsletter che declamano grandi sconti, io che gioisco perché c'è giusto un libro di quell'editore che desidero da tempo. Clicco spasmodicamente. Arrivo sul sito. E niente. Lui, quel libro nello specifico, non è in sconto. Rinunci a comprenderne la logica e ti chiudi nel tuo amaro silenzio.

3. Scoprire che un libro che desideri non è più disponibile
E' una grande, enorme, seccatura. Soprattutto perché poi subentrano i sensi di colpa: ma perché non l'ho acquistato prima? Ma perché ho aspettato così tanto? Perché sono stato così cieco davanti al suo richiamo? Sigh.

4. Il corriere che smarrisce  il tuo pacco libroso
Ogni mattina una gazzella si sveglia e sa che dovrà correre più in fretta di un leone. Ogni mattina un lettore si sveglia e sa che il corriere dovrebbe consegnare il suo libro. Dovrebbe, appunto. Peccato che non succederà. Né quel giorno, né il successivo, perché con ogni probabilità l'unico corriere appassionato di lettura  è capitato a te.

5. Non ricordare titolo e autore di un libro
Lo hai sentito in radio, hai letto una recensione entusiasta ma non sai più dove, ne hai sbirciato il titolo di sottecchi in treno, mentre il passeggero sembrava leggere di gusto. Il fatto, comunque, è il medesimo: lo hai appuntato mentalmente e adesso non ricordi più che libro fosse. Hai rimosso il titolo e persino l'autore e a furia di pensarci e ripensarci senti che il tuo cervello sta andando in tilt. Scocciature da bibliofilo.




Aspetto di sapere la vostra!
Anche a voi scocciano queste cose?
Buon fine settimana :)




mercoledì 12 ottobre 2016

Recensione 'Lettera a Dina' di Grazia Verasani | Giunti

Titolo: Lettera a Dina
Autore: Grazia Verasani
Editore: Giunti
Pagine: 160
Genere: romanzi italiani
Prezzo: 14,00 €
eBook: 8,99 €
Omaggio CE

Nota sull'autrice
Grazia Verasani (Bologna 1964), scrittrice e musicista, ha esordito ventenne pubblicando racconti sul Manifesto, nella rubrica curata da Gianni Celati. Sono seguiti romanzi, antologie, opere teatrali, fino a Quo vadis baby? (Feltrinelli) da cui il regista Gabriele Salvatores ha girato l’omonimo film nel 2005 e prodotto una serie tv. Per Feltrinelli, oltre a Tutto il freddo che ho preso, sono usciti Velocemente da nessuna parte, Di tutti e di nessuno, Cosa sai della notte e Senza ragione apparente (menzione speciale premio Scerbanenco 2015), con protagonista l’investigatrice privata Giorgia Cantini. Del 2012 è il film Maternity Blues tratto dalla sua opera From Medea (Sironi Editore), vincitore di molti premi. Per Giunti, sono usciti Mare d’inverno (2014) e Lettera a Dina (2016).
Il suo sito è www.graziaverasani.it 






Una sera che piove a catinelle, apri la finestra della stanza e allunghi un braccio fuori. Ci accovacciamo sul davanzale a farci inzuppare le camicie da notte: la pioggia calda, le luci accese nelle case di fronte e un cielo così blu da sembrare dipinto con la china. (Siamo felici, Dina? Sì, siamo felici.)

Lettera a Dina è una lunga riflessione, così intensa e sentita da sembrare autobiografica. La voce narrante, di cui non conosciamo il nome, è una cinquantenne che attraversa una fase delicata della propria vita. Sappiamo che vive una relazione complicata con un uomo sposato e siamo a conoscenza di periodiche sedute presso lo studio di uno psicologo. Un giorno di maggio la radio passa una vecchia canzone italiana che, come un lungo flashback, la riporta a trentasette anni prima quando, dodicenne, incontrò per la prima volta Dina. Nulla avrebbe potuto rendere le due ragazzine più diverse. Dina, infatti, proviene da una famiglia alto borghese, è  una bambina a cui è concesso tutto e di cui i genitori si occupano poco, brava a scuola e fascista, come ci tiene a precisare non appena fa il suo ingresso in aula. La protagonista, invece, è figlia della classe operaia, attende con ansia le feste dell'Unità e tutte le sue calze sono rammendate all'altezza del ginocchio. 
Da quel momento  le loro vite rimarranno indissolubilmente legate e, a tanti anni di distanza, si riveleranno ancora prepotentemente connesse. Nelle pagine di questa lunga lettera emergerà un legame tra le due bambine che diventeranno presto delle ragazze, un legame vissuto in maniera totalizzante, come solo le amicizie adolescenziali possono essere, quelle appartenenti all'età in cui le sfumature non esistono e tutto è bianco o nero, amore o odio, vita o morte. Finché la vita con il più buio dei copioni non separerà le loro strade. L'una presa dalla voglia di affermarsi nella sua individualità, di staccarsi dai condizionamenti morbosi dell'amica; l'altra, Dina, in caduta libera verso un vortice senza via d'uscita, fatto di depressione, droga e solitudine. Sullo sfondo la Bologna di fine anni '70, che ci passa davanti in fotogrammi color seppia: una città in fermento politico, culturale e artistico ma non priva di  un lato oscuro, quello dell'eroina che falcerà una generazione di giovani.
Una lettera scritta forse troppo tardi, che mi ha ricordato una canzone di Luciano Ligabue, Lettera a G. e mi ha trasmesso sensazioni simili. Prima fra tutte quella di essere un'intrusa, di spiare dal buco della serratura un dolore troppo intimo per essere spiegato a parole. E poi la consapevolezza che a volte per andare avanti bisogna tornare indietro, chiudere delle porte rimaste aperte, riconciliarsi con ferite antiche e far pace con un passato che ha lasciato il segno. 
Una scrittura matura e fluida, quella di Grazia Verasani, che ci conduce in questo viaggio nel tempo e nei sentimenti. Un flusso di coscienza forse a tratti troppo personale e circoscritto per permettere al lettore di abbandonarsi  alla sua onda, così come ha costituito un freno la scelta di censurare i nomi utilizzando le sole iniziali, che mi ha indotto spesso in confusione.
Nel complesso si è rivelata una lettura trascinante e malinconica, scivolata via in qualche ora, che ha suscitato in me il desiderio di leggere altro dell'autrice.







martedì 11 ottobre 2016

Recensione 'Un figlio' di Alejandro Palomas | Neri Pozza

Titolo: Un figlio
Autore: Alejandro Palomas
Editore: Neri Pozza
Pagine: 189
Genere: romanzi stranieri
Prezzo: 16,00 €
Omaggio CE

Nota sull'autore
Alejandro Palomas è nato a Barcellona nel 1967. Laureato in letteratura inglese, traduttore di Katherine Mansfield, Gertrude Stein, Willa Cather e Jack London, scritto romanzi come A pesar de todo, El tiempo del corazón (premio Nuevo Talento FNAC, 2002) e El secreto de los Hoffman (finalista Premio Torrevieja 2008), e racconti come Pequeñas bienvenidas. Con Tanta vita (Neri Pozza 2008) ha ottenuto un grande successo di critica e pubblico.



E' come se Guille fosse il guardiano di un castello pieno di segreti che deve mantenere nascosti, ma che sente il bisogno di condividere con qualcuno perché è una responsabilità troppo grande per lui.
Una frase di John Ruskin dice che I libri si dividono in due categorie: i libri per adesso e i libri per sempre. Il libro di cui vi parlerò oggi è per me uno di quelli che non si perderà nell'oblio, né si mescolerà alle tante storie lette e ancora da leggere. Un figlio, di Alejandro Palomas mi ha colpito e affondato, rendendomi questa recensione più complicata di molte altre, perché sarà una recensione scritta di pancia, molto personale e poco oggettiva.
Guille è un bambino sensibile, pacato, dolcissimo e sempre sorridente. Non ama gli sport, ai quali preferisce la lettura. Quando in quarta elementare arriva in una nuova scuola, la maestra Sonia, attenta al suo comportamento, pensa che si tratti di un bambino troppo perfetto. Un giorno, Sonia chiede ai bambini cosa desiderano fare da grandi e Guille, con il candore che lo contraddistingue, afferma che da grande sarà Mary Poppins perché è una signora simpatica che sa volare, ama gli animali e, quando non lavora, può nuotare nel mare insieme ai pesci e ai polipi. Poco convinta da una risposta che le appare quantomeno insolita, Sonia decide di convocare il padre del bambino per un colloquio, perché c'è un altro elemento a non tornarle: Guille non parla mai della madre, quasi come se lei non esistesse. Manuel Antunez si dimostra subito chiuso e poco propenso al dialogo, nonostante ciò accetta la proposta di far seguire il figlio dalla psicologa della scuola. Cosa prova realmente questo ragazzino gentile e sorridente? Perché suo padre sembra così duro e distante? Sarà proprio Maria, la psicologa infantile, a districare il bandolo della matassa. Attraverso i disegni, i temi e i colloqui con il bambino, riuscirà a comprendere ciò che Sonia aveva intuito: quello che si vede è solo la punta dell'iceberg, Guille si trova dentro un pozzo dal quale chiede di essere tirato fuori. 
Un figlio è stato per me un libro strano. Mi ha attirato per la bellezza della copertina e subito dopo mi ha tirato dentro la storia con una prepotenza che non mi sarei aspettata. Pensavo si trattasse di un romanzo innocuo, uno di quelli da leggere in un giorno o due, voltando l'ultima pagina con un sorriso. Invece mi sbagliavo. Guille e la sua storia mi hanno colpito come un pugno nello stomaco, lasciandomi per lunghi istanti senza aria. Il motivo preciso non lo so nemmeno adesso, che ho lasciato trascorrere alcuni giorni per rifletterci meglio, però proverò a spiegarlo. Guille è un bambino diverso dagli altri, per certi versi solitario, con una sensibilità fuori dal comune, attento ai sentimenti altrui. Un bambino che mi ricorda tanto me stessa alla sua età, con un libro sempre nello zaino, la testa tra le nuvole e il desiderio di proteggere gli altri da dolori che ero già in grado di comprendere.
Ma Guille non è solo me, è anche un po' mia figlia, che a tre anni ha già una sensibilità che mi spaventa, uno sguardo che si sofferma sul mondo andando ben oltre la superficie, uno sguardo che le permette di vedere cose invisibili ai più, ma che, so già, non le risparmierà nemmeno una sofferenza. Qualcuno mi ha detto che sto creando per lei un mondo troppo perfetto e che, prima o poi, finirà per scontrarsi con la realtà. Sarà così, posso immaginarlo, proprio come lo è stato per Guille. Eppure ne sono convinta: la fantasia, la purezza, la meraviglia, fanno sempre da paracadute, fossero anche l'ultima traccia di colore in un mondo sempre più buio e spietato.
Poi c'è Maria, la psicologa scolastica. Maria, per la quale i bambini non sono solo dei pazienti, Maria che porta il lavoro a casa, perché quando il lavoro coincide con il dolore di un bambino, è impossibile archiviarlo e impedirgli di riempire ogni angolo della tua vita. Aver deciso di studiare psicologia ed essermi trovata a lavorare con bambini problematici, a leggere tra le righe delle loro piccole vite, mi ha fatto sentire molto vicina a lei, ai suoi dubbi, ai suoi sensi di colpa, ai suoi scrupoli e alle sue emicranie. Impossibile per me non guardare i disegni di Guille (che troverete tra le pagine del libro) con occhio interpretativo, impossibile non vederci l'abisso e frenare il desiderio di tendere una mano verso di lui. 
Capirete quindi quanto mi è difficile parlare di questo libro in maniera oggettiva e prescindendo da una storia che si è incastrata dentro di me come il pezzo mancante di un puzzle.
I punti di vista principali sono quelli di Guille e di Maria, che si avvicendano durante la narrazione. Presenti solo nei capitoli iniziali anche quelli di Sonia e Manuel, quasi a volerci fornire un quadro introduttivo della vicenda.
Un libro dove fantasia e realtà si mescolano in un'alchimia che tocca, commuove, lacera. Un piccolo protagonista che saprà regalarci un grande insegnamento. Una scrittura delicata che sa dar voce alle emozioni. Un romanzo per chi crede ancora che la magia - che esista o meno - renda il mondo un posto migliore in cui abitare.