#17 Storie di Morwen: Il frutto proibito della conoscenza

Rubrica a cura di una giovane scrittrice che, una volta al mese,
vi farà entrare nel suo mondo di suggestioni, arte e magia.
* Ogni brano presente in questa rubrica è una produzione creativa di Morwen *


Buongiorno, lettori! Questo mese voglio portarvi in un viaggio che ho compiuto un bel po’ di anni fa, ma che mi ha legata per sempre alle atmosfere gotiche del Medioevo. Per omaggiare la figura di Umberto Eco, voglio condurvi nel Medioevo sotto una chiave anacronistica, falciando con uno sguardo inconsueto la biblioteca de Il nome della rosa. Non tenterò, per il profondo rispetto che nutro per questo libro, di ricrearne lo stile o richiamarne i personaggi, ma piuttosto di farvi assaggiare per antitesi quell’aria profondamente medievale che si intuisce dal romanzo e che ha avuto un fondamentale riscontro sulla nostra cultura. 


Non mi è permesso essere qui. Lo so io e lo sapete voi. Ma se manterrete il segreto vi spiegherò perché stringo questo libro nel freddo di una biblioteca. Nel nostro mondo ciò che è più improbabile è il più facile da compiere. Uccidere è pericoloso. Ma uccidere molte persone, e tutte insieme, diviene semplice. È quello che si consuma al cospetto dell’Inquisizione, sui roghi, è quello spettacolo cui gente assetata di sangue assiste plaudente. Vigliaccamente, ci vantiamo di aver illuminato la barbarie del paganesimo con la cristianità. Ma uccidere per Cristo non è forse la più eccelsa maschera per la crudeltà? “Molti degli uomini preferiscono l'apparenza più che l'essenza, scostandosi dal giusto”, mi ha sussurrato Eschilo. E così la luce abbagliante dei loro roghi purificatori discosta lo sguardo dai volti contorti dal dolore. Non è questo quello che troverete nei libri, non sono i miei pensieri che vi verranno insegnati. Ma io sono solo una donna, impuri umori e visceri caldi che i monaci di quest’abbazia rifuggiranno come fetido letame. Io credo in Gesù, credo nella sua Parola e nelle sue opere. Credo nello Spirito Santo che mi ha mostrato la via della conoscenza. Mi ha donato l’oscurità e l’occasione affinché penetrassi in questo luogo. Mi taccerebbero di essere una novella Eva che assaggia il frutto proibito della conoscenza, o una strega che vuole apprendere segreti necromantici per unirsi con il demonio. Ma io credo che Dio mi abbia concesso l’intelletto per leggere il passato e per copiare nel freddo di questa biblioteca ciò che nello scriptorium raschierebbero via per scrivervi i Salmi o i Libri dei Re. Seneca, Eschilo, Sofocle sono per me illustri maestri. Oh mi scopriranno, è solo questione di tempo. Sofocle scrive: “Noi esseri umani che siamo? Spettri, impalpabile ombra”. E mai parola fu più giusta per descrivere una donna. Essere invisibile è cosa migliore che essere guardata con alterigia per il solo peccato di esistere. Ma prima di essere trascinata su un nuovo rogo che non vede l’ora di divampare, cercherò di conservare per voi, per le donne e per gli uomini giusti che sapranno ascoltare, il pensiero di antichi sapienti, di un’epoca in cui il mondo sembrava più luminoso e il pensiero poteva vagare nelle lande selvagge della mente. “La saggezza si conquista attraverso la sofferenza”. E io non ho paura di soffrire. 


Avete letto questo libro o altro di Eco? 
Amate le ambientazioni medievali?


Commenti

  1. facevo le medie quando l'ho letto e ho faticato parecchio. Sono contenta però di averlo fatto

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    1. Eh sì, è un libro denso e impegnativo, ma insegna molto.. Grazie di avermi letta! :)

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