Recensione 'Tutto l'amore smarrito' di Antonella Frontani

Titolo: Tutto l'amore smarrito
Autore: Antonella Frontani
Editore: Garzanti
Pagine: 176
Genere: romanzi italiani
Prezzo: 14,90 €
eBook: 9,99 €

Omaggio ce


Nota sull'autrice
Antonella Frontani, giornalista, scrittrice e conduttrice televisiva, vive a Torino. Tutto l'amore smarrito è il suo primo romanzo.




Adele ha quasi quarant'anni, un lavoro come giornalista che non la soddisfa, tanti rimpianti e una figlia che rappresenta tutto il suo mondo, Amata. Amata che assorbe tutte le sue energie, Amata che la vita ha privato dell'uso delle gambe, ricompensandola con un dono meraviglioso: la musica.
Pietro è un uomo anziano, le spalle dritte, lo sguardo indurito dalla vita. Sopravvissuto ai campi di concentramento e ai rimorsi che ogni giorno divorano lentamente la sua anima.
Un'intervista permetterà alle loro strade di incrociarsi. Un incontro che cambierà per sempre le loro vite. Perché in fondo il caso non esiste, e alcune verità urlano in silenzio, spingendo per raggiungere la superficie.
Adele è una donna infelice, galleggia in una vita fatta di routine e dell'amore per la figlia Amata, l'appiglio che la tiene in vita, il motivo per cui ogni giorno si stampa un sorriso sul volto, pronta ad affrontare una nuova giornata.
Pietro ha ottantacinque anni, e porta nel cuore l'orrore vissuto nei campi di concentramento, orrore tramutato in un'armatura di freddezza e ostilità.
Cosa unisce due persone apparentemente così distanti?
La colpa. Entrambi portano dentro un ingombrante fardello, un peso che opprime il loro cuore impedendogli di godere della vita. Inaspettatamente le loro strade si incroceranno e gli anni di silenzio si sgretoleranno di colpo. La verità emergerà con una forza crudele e catartica e le loro vite non saranno più le stesse.
Tutto l'amore smarrito è una storia che parla di dolore, di rimpianti, di rimorsi che dilaniano la parte più interna dell'essere, condizionando intere esistenze.
Ho trovato molto intensa la vicenda di fondo, la sofferenza che consuma i protagonisti per lunghi anni, e che alla fine troverà il modo di arginare le loro ferite, di purificare i loro errori.
Ci sono tuttavia molteplici però, probabilmente legati al mio gusto personale. Innanzitutto l'uso della terza persona, che pone una distanza tangibile tra il lettore e i protagonisti. Nonostante le tematiche fossero molto forti non sono riuscita a legarmi né a Pietro né ad Adele, che continuavo ad osservare come uno spettatore esterno senza riuscire a perdermi nei loro sentimenti. Ci sono poi numerosi passi del romanzo che mi sono apparsi quasi uno sfoggio di conoscenze artistiche e letterarie, che sicuramente l'autrice possiede. Sono diversi i personaggi che si esprimono per citazioni e riferimenti e questa scelta, per quanto mi riguarda, ha appiattito le loro personalità, appesantendo la narrazione e rendendo alcuni passaggi poco credibili o quantomeno ammantandoli di un certo distacco.
Uno stile che non sono riuscita ad apprezzare e che sicuramente ha influito sul mio giudizio.


Commenti

  1. La trama mi sembrava abbastanza pesante ma poteva avere del potenziale... ma se i personaggi non sostengono la storia con una personalità forte mi sa che stavolta passo :-)

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    1. purtroppo io non sono riuscita ad amarli :/ un abbraccio!

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  2. La storia mi intriga e devo dire che io invece apprezzo la narrazione in terza persona più di quella in prima. La prossima volta che vado in libreria darò un'occhiata :)

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    1. lo stile è qualcosa di molto soggettivo, se la trama ti incuriosisce dagli una possibilità! :)

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  3. Devo dire la verità, questo titolo non mi aveva conquistata nè dalla trama nè dalla copertina... Non saprei dirti per quale motivo.
    Dopo la tua recensione credo proprio che lascerò perdere, almeno per ora.

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    1. direi che in tal caso puoi tranquillamente passare oltre ;) un abbraccio

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  4. Peccato, la trama non sembrava male. Diciamo che c'erano tutti i presupposti per una storia intensa ed emozionante, però se la scrittura rimane fredda e distaccata c'è poco da fare.

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    1. sì, questa è l'impressione che ha trasmesso a me, che comunque non amo le narrazioni in terza persona :(

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