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Recensione 'Sono io che l'ho voluto' di Cynthia Collu


TITOLO: Sono io che l'ho voluto
AUTORE: Cynthia Collu
EDITORE: Mondadori
PAGINE: 269
GENERE: romanzi italiani
PREZZO: 18,50 €
eBOOK ita: 8,99 €

Omaggio CE

Cynthia Collu è nata a Milano, dove vive e lavora. Il suo primo romanzo, Una bambina sbagliata (Mondadori, 2009), ha ottenuto il Premio Berto opera prima. Nel 2010 ha pubblicato il racconto lungo La guerra di Bebaper la collana On the road di Senzapatria Editore. Altri suoi racconti hanno vinto premi letterari e sono stati pubblicati in antologie e riviste. Sono io che l'ho voluto è il suo secondo romanzo.


Qui la sinossi del libro.

Miriam e Sebastiano sono sposati, hanno un figlio di tre anni e vivono in un appartamento di Milano. Lui è un insegnante, lei è laureata in lingue ma ha lasciato il lavoro per occuparsi del loro bambino, Teodoro. In apparenza una famiglia come tante, ma basta scostare un po' le tende per scoprire che la tranquillità è solo apparente. Sebastiano infatti è un uomo violento, che esercita su Miriam continue coercizioni psicologiche. La disprezza e la umilia, rendendo la sua vita un inferno. Un rapporto di coppia malsano in cui Miriam, anziché ribellarsi, si perde in una svilente ricerca delle proprie colpe.
Sono io che l'ho voluto è un libro che parla di dolore, di un tipo di sofferenza tra le peggiori, quella quotidiana, dosata a colazione, elargita a pranzo, dispensata a cena. Sebastiano è un uomo meschino, proviene da una famiglia con un padre remissivo e da un rapporto di sudditanza con la madre che ha alimentato in lui una voglia di rivalsa sulle donne, percepite come esseri inferiori, nate per servire l'uomo e per non contraddirlo. Miriam si è perdutamente innamorata di Sebastiano tra i banchi di scuola, lei diciassettenne caparbia, lui professore dagli occhi blu. Ma già a pochi mesi dal matrimonio lui si rivela molto diverso dall'uomo dolce e imbarazzato che l'aveva conquistata. Sebastiano inizia a prendere decisioni in sua vece e senza darle possibilità di scelta.
Non ero mai riuscita a contrastarlo veramente. La sua volontà frantumava la mia, lenta e inesorabile. Era peggio di uno schiacciasassi. Se decideva una cosa, mi ritrovavo prima o poi ad ubbidirgli; in caso contrario non mi rivolgeva più la parola, cortese ma fermo. Quando tentavo una carezza allontanava la mia mano, perentorio. "Scusa" diceva "ma adesso sono stanco, ho ancora da lavorare, devo studiare quei documenti di cui ti ho parlato." A poco a poco sentivo la mia resistenza assottigliarsi finché cedevo e dicevo ancora sì, di nuovo sì, per sempre sì.
Le umiliazioni sono continue, Miriam viene rimproverata e derisa, quando cura il suo aspetto sembra una donnaccia, se indossa una tuta è sciatta, se chiede attenzioni è pesante. Ma lui non si limita a questo, perché a pochi mesi dal matrimonio inizia a tradirla ripetutamente con altre donne e davanti ai suoi sospetti le si rivolge con sprezzante sarcasmo.
La prima volta in cui Miriam prende una decisione contro la volontà del marito è quando si dimostra convinta a tenere il bambino, che Sebastiano rifiuta con tutte le sue forze. Da quel momento il loro rapporto degenera sfociando anche nella violenza fisica, Teodoro diventa competenza esclusiva della madre ed entrambi sono definiti dal marito due sanguisughe che pesano su di lui senza apportare alcun vantaggio. Cosa spinge una donna a sopportare tutto questo? E' la domanda che più volte mi sono posta durante la lettura e l'autrice, quasi avesse percepito i miei interrogativi, alterna capitoli ambientati nel presente con altri che appartengono al passato dei protagonisti, che scavano nelle loro vite facendo chiarezza. E allora si comprende come Miriam abbia dovuto sempre sgomitare per ricevere amore e attenzioni, crescendo forse con la convinzione di essere sbagliata, di non essere abbastanza.
La narrazione dà voce a tutti e tre i protagonisti, Miriam, Sebastiano e Teodoro si alternano, concedendoci di entrare nei loro pensieri. Teodoro è un bambino dolcissimo, i capitoli che lo vedono protagonista mi hanno commosso, è un bimbo che si aggrappa alla sua mamma per paura di perderla, che teme gli scatti d'ira di un papà che non comprende e che lo rifiuta, nella certezza che la madre lo crescerà come uno smidollato. L'unico episodio in cui riesce a sentirsi fiero del figlio è quando Teodoro, giocando, picchia una bambina. 
Nonostante il dolore, che emerge vivo e pungente, l'autrice riesce a non cadere nel melodramma e a presentarci i fatti per quelli che sono. E allora ci troveremo davanti allo sconforto di Miriam, alla lotta con la mancanza di sonno a causa del bambino, alla necessità fisiologica di dormire che forse diventa fuga dalla realtà, ai suoi sospetti per i tradimenti del marito, che si fanno sempre più insopportabili.
Ma c'è un limite varcato il quale Miriam riuscirà a scuotersi? Arriverà il momento di urlare basta con tutto il fiato che ha in gola?
Un libro che fa molto riflettere, che mi ha suscitato tanta rabbia, rabbia verso un uomo che non può essere definito tale, rabbia verso una donna che a tratti avrei voluto io stessa esortare a reagire, a cercare la forza nell'amore verso il suo bambino, rabbia verso una società che incoraggia ancora modelli maschilisti e misogini. 
Chiudo con un'altra frase tratta dal libro in cui Miriam ricorda le sue emozioni nel sapere che avrebbe avuto un figlio maschio:
"E' un maschio" esulta. E poi. "Non poteva essere altro"e a me la gioia un po' si affievolisce, un po' di tristezza per questa bambina che nessuno dei due voleva, ma io lo faccio per te, le sussurro, questa cosa che sto vivendo e che è la mia vita non te la potrei mai augurare, per questo volevo un maschio, perdonami, figlia.

Frase sottolineata
Che buffa cosa è accettare di non essere amati, è come combattere il tempo a mani nude. Lui ride quando mi ascolta e mi dice che, a starmi a sentire, dovrei esser già morta un sacco di volte. Ma io forse sono già morta un sacco di volte, e ognuna è stata tremenda e solitaria.


Commenti

  1. Deve essere un bel libro nonostante la storia raccontata, che poi è la storia di tante donne...

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    1. bellissimo libro, sicuramente non è una lettura spensierata ma lo consiglio proprio per la sua intensità!

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  2. Molto interessante e impegnativo emotivamente questo romanzo...Chissà quante famiglie sono così, una volta chiusa la porta di casa.. :-(

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    1. A fine lettura mi sono detta la stessa cosa...credo che ce ne siano più di quanto crediamo :(

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  3. Come uomo mi sono vergognato mentre lo leggevo. E non per gli altri uomini, anche per me stesso perché in alcuni comportamenti che ho sempre considerati innocenti mi sono rivisto. Un libro che fa riflettere, molto. Un grosso grazie all'autrice e un grande BRAVA per l'ottima scrittura e per la capacità di raccontare cose terribili senza cadere mai nel melodramma.

    Pietro

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    1. Ciao Pietro, mi trovi d'accordo, è un libro che offre tanti spunti di riflessione e l'autrice è stata bravissima a raccontare una storia così dolorosa in modo così puro e reale...

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  4. Una storia fatta di tante storie: la storia di un matrimonio tragico, la storia di Miriam, una donna che vive nel tormento, la storia di Teodoro, un bambino che non ha i punti di riferimento che meriterebbe, la storia di Sebastiano. Definire quest'ultimo è difficile: non è un padre, non è un marito, non è un uomo.
    Ogni personalità viene dipinta a tutto tondo, pur rimanendo al lettore la possibilità di crearsi l'immagine dei protagonisti e di immedesimarsi con loro.
    La protagonista è Miriam, una donna che vive nella frustrazione e nell'indecisione date da una rabbia repressa che scatena in momenti di forte tensione. Apparentemente non succede nulla, ma il lettore resta sempre con il fiato sospeso aspettando un punto di rottura. Viene descritto il tormento della donna, che ha solo indizi e mai prove, e il suo tentativo maniacale di decifrare tali indizi. Viene evocata la violenza subita, più ricordata che descritta. Forse è questo che mi ha colpita, leggere il ricordo di una violenza che fa più male della descrizione stessa: il ricordo non se ne va. Viene descritto il tentativo della donna di cancellare quanto accade, di coprirsi gli occhi e di trovare giustificazioni: "le lasciava dei segni, ma era lei che aveva la pelle delicata".
    Vengono descritte le conseguenze di una decisione sbagliata, quella che per una donna è forse la più importante di tutta la vita. Sicuramente è questo che mi ha angosciata di più. Si soffre quando si prende una decisione sbagliata che ha effetti immediati, figuriamoci quando lo si capisce a distanza di anni.
    Oltre ad essere forte la storia in sè è sicuramente supportata da uno stile direi perfetto per il tema trattato, dove discorsi indiretti e punteggiatura ridotta al minimo permettono un intreccio di fatti e pensieri che fanno arrivare diritti al cuore dei protagonisti.
    Assolutamente consigliato a chi vuole riflettere un pò.

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    1. concordo con te Serena, è una storia semplice e allo stesso tempo complessa...è impossibile non empatizzare con gli stati d'animo di Miriam e questo inevitabilmente trascina il lettore in un vortice di emozioni e riflessioni...

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