domenica 30 novembre 2014

#3 Sogni, mussole e merletti

Rubrica a cura di una giovane scrittrice che, una volta al mese,
vi farà entrare nel suo mondo di suggestioni, arte e magia.



Eccomi di nuovo qui, sono felice di incontrarci di nuovo. Il mondo in cui vi condurrò oggi nasce sul finire del diciottesimo secolo, quando Jane Austen pone per la prima volta la penna sul foglio. Lei scrive, racconta, tratteggia storie di ragazze brillanti, dall'intelligenza discreta e timida o superba e impertinente. Nel suo stile tutto femminile, stupisce con la sua abilità di ridere del mondo dominante maschile, con quell’arguzia che solo una donna intelligente sa possedere. Orgoglio e pregiudizio rappresenta un compendio delle sue qualità di scrittrice e del mondo eternamente incantevole che ci permette di vivere.



Sarebbe stata la serata più bella di tutta la stagione. Un ballo così atteso, così chiacchierato, che ogni dama tremava al suono del campanello, attendendo l’invito. E infine era giunto. Le porte della sontuosa residenza, la più ricca e lussuosa della zona, si erano schiuse per accogliere una folla agghindata e curiosa.
Il salone era illuminato a giorno da bellissimi lampadari in cristallo, musica morbida si diffondeva dal fondo della sala: era una contraddanza. Un’ampia vetrata si apriva sul parco della magione, dove i riquadri dorati proiettati dalle finestre cedevano presto il posto all’oscurità notturna. La luna era bellissima e netta, una sfera d’argento nel drappo nero del cielo. Le mussole delicate si alternavano alle sete in un vortice sinuoso, mentre le danze scuotevano i boccoli acconciati delle fanciulle. 
Storie appena accennate si consumavano tra l’alternarsi delle musiche, mentre le varie Jane e i vari Edward si inoltrano nella loro serata. Scambi di sguardi, contatti fugaci rubati al balletto, protetti dai guanti che fasciano le dita delle dame. Ecco la piccola fanciulla timida, in un angolo, che muove il capo al suono della musica, sperando che qualcuno la inviti a danzare. E le canute signore incipriate che sorseggiano tè, usando come arma di un inestinguibile duello le virtù delle rispettive nipoti. E uomini rigidi e composti discorrono di guerre e affari, non facendo nulla per nascondere che la loro affinità sia maggiore con un moschetto che con una dama. Pettegolezzi sussurrati all’orecchio tra amiche, impudenti avances degli ufficiali, splendidi e appetibili nelle loro divise inamidate. Il suono delle risate cristalline, vive, di chi si trova esattamente dove vorrebbe essere: al centro della pista da ballo, sotto la luce delle candele, con il viso colorato dalla danza. Lo splendore di una serata lieta, allegra, intessuta di possibilità. Un evento che avrebbe alimentato le speranze delle fanciulle e i cicalecci delle signore per i mesi a venire. 



Anche voi, come me, avete adorato questo libro? Anche per voi è stato il primo approccio con questa talentuosa scrittrice inglese?



Morwen

venerdì 28 novembre 2014

#11 Cinque letture ideali per l'inverno

Rubrica ideata da me in cui stilerò un elenco di 5 elementi appartenenti all'universo libresco,
in base alla tematica della settimana.

Buonasera lettori :)
Oggi la Top Five arriva che è già buio. Ho avuto una giornata intensa, che è seguita ad una settimana fitta di impegni e il tempo per pensare al tema della Top Five non è stato molto. Poco fa mentre rientravo in casa infreddolita mi dicevo che l'inverno è davvero alle porte: questa l'ispirazione per la tematica della settimana!

Cinque letture ideali per l'inverno



1. In città zero gradi di Daniel Glattauer
Protagonisti di questa storia Max e Katrin. Lui odia il Natale, lei il pranzo del venticinque dicembre durante il quale, come ogni anno, i suoi genitori le faranno pesare il suo status di single. Come si incroceranno le loro strade? Chiedete a Kurt, pigrissimo cane di Max che si muove solo per errore. Una storia frizzante, romantica e divertente.

2. Il dono di Cecelia Ahern
Lou è un uomo completamente dedito al lavoro che da troppo tempo monopolizza la sua vita, impedendogli di cogliere i piccoli miracoli che lo circondano, a partire dai gesti e dalle parole dei suoi due bambini. Finché un incontro inaspettato non lo porterà a riesaminare la sua vita e, proprio nella notte di Natale, a riconoscerne l'immenso valore. Una storia delicata e commovente.

3. La cena di Natale di Luca Bianchini
La vigilia di Natale Polignano a mare si sveglia sotto un manto di neve, per le famiglie Scagliusi e Casarano sarà una lunghissima giornata, intrisa di emozioni e sorprese, che li condurrà ad una esilarante cena di Natale. Un libro che ho adorato, insieme a 'Io che amo solo te', in cui emozioni e risate si uniscono in un meraviglioso mix.

4. Il tredicesimo dono di Joanne Huist Smith
In una famiglia provata da un grave lutto il Natale sembra non poter arrivare. Ma tredici giorni prima della notte Santa un dono apparirà davanti all'ingresso di casa. Un dono che porterà una nuova luce. Una moderna favola natalizia.

5. Il ladro di anime di Sebastian Fitzek
In una clinica tedesca un uomo è preda dell'oblio più profondo a causa di un'amnesia. E' la vigilia di Natale e mentre fuori imperversa una tempesta di neve in quella clinica si introdurrà un pericolosissimo maniaco che scatenerà orrore e panico. Uno psico-thriller mozzafiato, ideale da leggere in inverno.


Sono curiosissima di sapere i vostri titoli! 
Quali sono per voi le letture che si sposano bene con l'inverno?

giovedì 27 novembre 2014

Recensione 'Più di quel che avanza' di Francesca Romana Capone




TITOLO: Più di quel che avanza
AUTORE: Francesca Romana Capone
EDITORE: Baldini&Castoldi
PAGINE: 205
GENERE: romanzi italiani
PREZZO: 17,00 €
eBOOK ita: 6.99 €

Una donna, una donna attraente, professionalmente realizzata, con una vita ricca e stimolante, si trova all'improvviso intrappolata nel suo stesso corpo, sfigurato da un terribile incidente che la immobilizza a letto.
Ma da gabbia iniziale, quel letto si trasformerà presto in un osservatorio privilegiato dal quale concentrarsi sulla vita, ripensare al passato, rivalutare scelte e priorità, soffermarsi sulle persone che la circondano, per la prima volta prive di maschere e sovrastrutture.
Accanto al suo letto si alterneranno il marito, l'amante, la sua bimba di otto anni, e tutti avranno qualcosa da dirle, qualcosa che la porterà a mettere in discussione la sua vita prima dell'incidente.
Nelle pause tra il torpore dei farmaci e le cure dell'infermiere, riemergeranno ricordi nitidi e taglienti, sensazioni vive, segnali chiari che prima di allora aveva preferito ignorare, travolta da un 'qui ed ora' fatto di palpiti e gioie fugaci, di incontri clandestini con l'amante, di soddisfazioni lavorative legate alla sua professione di restauratrice.
Ma cosa resterà adesso a questa donna che non può più contare sul suo charme e su una professione sulla quale aveva investito tanto? 
Così un evento tragico si trasformerà in una presa di coscienza, in un'opportunità nuova, in una seconda occasione per plasmare una nuova sé, quella autentica che riemerge sotto gli strati di polvere e colore di cui la tela è stata ricoperta negli anni.
Una storia che fa riflettere, che porta il lettore a porsi tante domande, a chiedersi quali siano le cose davvero importanti, capaci di sopravvivere ad eventi di questa portata. Le cose vere sulle quali tutti dovremmo investire di più.
Ho trovato un po' lente le sezioni narrative in cui la donna ripensa al suo lavoro, descrivendo minuziosamente le tecniche di restauro, ma per il resto una lettura scorrevole, con un punto di vista che non può non coinvolgere. 
Un libro che impone la verità, un misto tra uno schiaffo e una carezza che costringe ad una riflessione autentica.

La mia nota curiosa
L'autrice, laureata in storia dell’arte, si definisce "una bibliofaga e una compratrice di libri compulsiva".

Frase sottolineata
Questi infermieri e questi medici hanno salvato un'opera martoriata, destinata a perdersi per sempre. E su questa superficie ricostruita lavorano per ritrovare la bellezza originaria, la forza dei tratti. Forse una battaglia senza speranza. Qualunque cosa verrà fuori dal loro lavoro sarà perdutamente diversa da quella che ero. 


 VALUTAZIONE
- Sorrisi 
- Lacrime 
- Risate 
- Suspense 
- Brividi 
- Rabbia 

VOTO

Profumosità

mercoledì 26 novembre 2014

Recensione 'I cacciatori di libri' di Raphael Jerusalmy


TITOLO: I cacciatori di libri
AUTORE: Raphael Jerusalmy
EDITORE: E/O
PAGINE: 266
GENERE: romanzi storici
PREZZO: 16,50 €
eBOOK ita: 9.99 €

Un poeta. Un vescovo. Nobili casate che sfidano se stesse e il loro potere. I libri. La magia di testi preziosi, importanti, pericolosi. Il fascino di parole che potrebbero cambiare il mondo, aprire la mente, distruggere i dogmi. Pagine da sfogliare in silenzio, conoscenze da assumere con gli occhi serrati. Sullo sfondo di scenari epici che prendono vita, da Parigi, ad Acri, a Safed per poi inoltrarsi nelle meravigliose contrade di Gerusalemme e non solo, per ghermirci in una nube di enigmi e avventura. Un libro che sfida la sabbia e il sole della Terra Santa, un racconto che ci conduce tra gli amanuensi e gli stampatori, tra le corti europee e i mamelucchi, nel tentativo di preservare la libertà, la cultura, il pensiero dall’oscurantismo della Chiesa. Villon, intermediario tra le influenti forze in gioco, si trasforma in una guida d’eccezione, per portarci nell’epoca in cui l’Inquisizione allungava la sua mano sui libri proibiti, dove tutti noi lettori avremmo voluto essere, per salvarli, per opporci. I libri, indubbiamente, sono i veri protagonisti di questo libro. Arcani insinuatori di dubbi, silenti minatori di certezze.
I personaggi sono ben tratteggiati, François Villon spicca tra gli altri. Personaggi che non rivelano mai completamente le proprie intenzioni, ma che si fanno conoscere. L’unica pecca che ho riscontrato sono i dialoghi, pochi. L’indugiare nel discorso indiretto rende il racconto un po’ surreale. A contribuire a quest’impressione è probabilmente il cambio di punto di vista all’interno della stessa scena, poiché personalmente prediligo un filo più univoco. Lo stile enigmatico e i riferimenti ai testi classici, d’altro canto, mi hanno pienamente conquistata.
Per chiunque voglia amare il sapore elegiaco ed erudito di un’ode al libro, alla sua imprescindibile importanza nella storia. Per chiunque voglia immergersi tra le dune di sabbia e l’odore di testi polverosi, stringendo tra le dita il destino della Cristianità.

La mia nota curiosa
François Villon, protagonista del romanzo, è un poeta francese realmente esistito. Jerusalmy si propone di colmare con le sue narrazioni un periodo della sua vita per noi oscuro.

Frase sottolineata
Perché il suo destino non è inscritto nelle guerre ma nei testi, nelle Scritture. Più che costruita con pietre e mattoni, Gerusalemme è una città fabbricata di parabole e di sogni.


 VALUTAZIONE
- Sorrisi 
- Lacrime 
- Risate 
- Suspense 
- Brividi 
- Rabbia 

VOTO 

Profumosità

lunedì 24 novembre 2014

Recensione 'Il tredicesimo dono' di Joanne Huist Smith



TITOLO: Il tredicesimo dono
AUTORE: Joanne Huist Smith
EDITORE: Garzanti
PAGINE: 166
GENERE: romanzi stranieri
PREZZO: 14,90 €
eBOOK ita: 9.99 €

Joanne sa benissimo che il Natale che l'attende sarà il più difficile della sua vita: solo pochi mesi prima suo marito, Rick, li ha lasciati nel sonno, stroncato da un infarto.
E anche i suoi figli, la piccola Megan, il dodicenne Nick e il diciassettenne Ben, sanno che quello non sarà un Natale come tutti gli altri, papà ha lasciato un vuoto incolmabile, per la prima volta non ci sarà nessuna gita a caccia dell'albero più bello, e la mamma non sorride più, ha spesso un "raffreddore" che la fa lacrimare senza preavviso.
La famiglia Smith è una famiglia ferita, spaventata, dolorante, dove le musiche, le risate, le chiacchiere sono state sostituite da una coltre di silenzio, di parole non dette, di domande non fatte, di lacrime soffocate. Joanne è decisa a cancellare il Natale e tutto ciò che le ricordi Rick e i loro momenti felici e i suoi figli sono smarriti, i ricordi di quel giorno tremendo ancora impressi nella mente.
Finché tredici giorni prima del Natale sul portico di casa Smith appare un dono inaspettato, firmato I vostri veri amici: una stella di Natale.
Da quel momento una piccola lucina entra nella casa buia, i doni misteriosi si susseguono nei giorni successivi e i ragazzi iniziano ad incuriosirsi, a cercare l'identità dei "veri amici", trovando involontariamente una motivazione per stare insieme, per avvicinarsi al Natale con una nuova, flebile, speranza e con la consapevolezza che qualcuno, chissà dove e chissà perché, sta pensando a loro.
Una storia che profuma di vischio e biscotti alla cannella, una storia che, come una una fiammella tremolante nella notte più buia, fa luce sulle cose belle che nonostante tutto rendono sempre la vita degna di essere vissuta.
A rendere questo libro ancora più magico la scoperta che quanto narrato è realmente accaduto e forse ciò vi farà credere, come è successo a me, che il mondo è ancora un posto bello da abitare se possono accadere cose come questa.
Adesso correte in libreria, compratene almeno un paio di copie, tenetene una per voi, da leggere con lo sfondo delle lucine a intermittenza, e regalate l'altra a qualcuno a cui volete bene.

La mia nota curiosa
Il libro è scritto proprio da Joanne, la protagonista della storia, che ha voluto mettere per iscritto questa vicenda affinché non venisse dimenticata.


VOTO 


Profumosità

domenica 23 novembre 2014

#5

Appuntamento bisettimanale in cui vi aggiornerò sulle mie new entry.


Buona domenica, lettori! ^-^
Ecco i nuovi arrivati nella mia libreria nelle ultime due settimane, alcuni già divorati.
Il tredicesimo dono - Joanne Huist Smith - Garzanti
«Mamma, abbiamo perso l'autobus.» È la mattina di un freddo e grigio 13 dicembre, e Joanne viene svegliata improvvisamente dai suoi tre figli in tremendo ritardo per la scuola. Ancora non sanno che quel giorno la loro vita sta per cambiare per sempre. Mentre di corsa escono di casa, qualcosa li blocca d'un tratto sulla porta: all'ingresso, con un grande fiocco, una splendida stella di Natale. Chi può averla portata lì? Il bigliettino che l'accompagna è firmato, misteriosamente, «I vostri cari amici». Mancano tredici giorni a Natale, e Joanne distrattamente passa oltre: è ancora recente la morte di Rick, suo marito, e vorrebbe solo che queste feste passassero il prima possibile. Troppi i ricordi, troppo il dolore. Ma giorno dopo giorno altri regali continuano ad arrivare puntualmente, e mai nessun indizio su chi possa essere il benefattore. La diffidenza di Joanne diventa prima curiosità, poi stupore nel vedere i suoi figli riprendere a ridere, a giocare, a divertirsi insieme. Sembra quasi che stiano tornando a essere una vera famiglia. E il mattino di Natale, mentre li guarda finalmente felici scartare i loro regali sotto l'albero addobbato, Joanne scopre il più prezioso e magico dei doni. Quello di cui non vorrà mai più fare a meno, e il cui segreto ha scelto di condividere con i suoi lettori in questo libro suggestivo, profondo ed emozionante.
Una meravigliosa favola di Natale, che vi consiglio di regalarvi e regalare, ideale da leggere con lo sfondo delle lucine a intermittenza e con una cioccolata fumante tra le mani.

Storia della bambina perduta - Elena ferrante - Edizioni E/O
"Storia della bambina perduta" è il quarto e ultimo volume dell'"Amica geniale". Le due protagoniste Lina (o Lila) ed Elena (o Lenù) sono ormai adulte, con alle spalle delle vite piene di avvenimenti, scoperte, cadute e "rinascite". Ambedue hanno lottato per uscire dal rione natale, una prigione di conformismo, violenze e legami difficili da spezzare. Elena è diventata una scrittrice affermata, ha lasciato Napoli, si è sposata e poi separata, ha avuto due figlie e ora torna a Napoli per inseguire un amore giovanile che si è di nuovo materializzato nella sua nuova vita. Lila è rimasta a Napoli, più invischiata nei rapporti familiari e camorristici, ma si è inventata una sorprendente carriera di imprenditrice informatica ed esercita più che mai il suo affascinante e carismatico ruolo di leader nascosta ma reale del rione (cosa che la porterà tra l'altro allo scontro con i potenti fratelli Solara). Ma il romanzo è soprattutto la storia di un rapporto di amicizia, dove le due donne, veri e propri poli opposti di una stessa forza, si scontrano e s'incontrano, s'influenzano a vicenda, si allontanano e poi si ritrovano, si invidiano e si ammirano. 
Una storia che mi ha affascinato, una penna che mi ha stravolto.

Miss Alabama e la casa dei sogni - Fannie Flagg - Rizzoli
Maggie è stata Miss Alabama e ha sempre sognato di vivere in una casa meravigliosa con un marito innamorato e una bella famigliola. Invece è sola, fa l'agente immobiliare e anche se tutti la invidiano lei pensa che non abbia senso andare avanti così. Ma proprio quando ha già scritto la lettera in cui annuncia il suicidio, e chiuso ogni conto in sospeso, una serie di imprevisti, tra cui rivalità immobiliari, l'amicizia con una capretta dal muso nero, e perfino il ritorno di un vecchio amore, la convincono inaspettatamente a rimandare il momento. Finché Maggie si deciderà ad ascoltare la voce benevola di Hazel Whisenknott, defunta fondatrice dell'agenzia, una donna straordinaria alta poco più di un metro ma ricchissima di spirito e saggezza. Perché, come ripeteva Hazel, anche chi non è nato fortunato ha diritto a un lieto fine.
Un libro che non potevo farmi sfuggire visto che sulla copertina campeggiava uno sconto del 60% e visto che Maggie ha attirato subito la mia simpatia.

Più di quel che avanza - Francesca Romana Capone - Baldini&Castoldi
Un evento capace di sospendere l'esistenza e di costringere a guardarla sotto una diversa, inedita prospettiva: vittima di un incidente, la protagonista del romanzo si ritrova nell'impossibilità di muoversi e parlare, e tuttavia in una condizione di cristallina lucidità attraverso la quale rilegge il suo passato e prevede un futuro. Attorno al suo letto, la rete di relazioni che ha tessuto nei suoi quarantatré anni di vita si dipana e si lacera, senza che lei possa in alcun modo intervenire. Marito, amante, figlia, baby-sitter: la sua presenza muta sembra far precipitare vicende prima sospese in una precaria stabilità. In un teso monologo interiore, il mestiere di restauratrice diviene metafora della situazione presente e della necessità di ricostruire una nuova identità. Proprio come una tela deteriorata dal tempo riprende vita e colore grazie al lento, faticoso e quasi magico processo del restauro, così "ora la tua faccia somiglia al tuo nome. E molto bello il tuo nome, è bellissimo il suo significato. Pace".
Ciò che mi ha colpito di questo romanzo è il punto di vista tanto insolito, quanto doloroso. 


E adesso aspetto i vostri pareri su questi titoli! Qualcuno rientra nelle vostre letture? Qualche titolo vi ha incuriosito?



venerdì 21 novembre 2014

#10 Cinque motivi per cui un film non potrà mai competere con un libro

Rubrica ideata da me in cui stilerò un elenco di 5 elementi appartenenti all'universo libresco,
in base alla tematica della settimana.



Siete pronti per scoprire cosa ci riserva questa settimana la Top Five?
Che i cinefili non me ne vogliano, ma un libro è un libro.

Cinque motivi per cui un film non potrà mai competere con un libro


1. La realtà non può competere con la fantasia
Motivo per cui i personaggi su cui tanto ti sei trovato a fantasticare, che hai immaginato fin nel minimo dettaglio, di cui conosci espressioni e gestualità, non potranno mai rivelarsi all'altezza di nessun attore. In particolare di quelli affetti da mono-espressività che tanto vanno di moda. 

2. I film sono spesso soggetti a tagli
I tempi cinematografici sono molto diversi da quelli letterari, quindi si sa, passando dalla carta allo schermo è necessario effettuare dei tagli. Peccato che le pagine sacrificate siano sempre le tue preferite. Peccato che senza quelle scene la trama verrà mortificata. Peccato che ti troverai ad imprecare a fine proiezione. Pazienza, è il cinema. 

3. Nei film sparisce lo stile dell'autore
Passando dal libro al film purtroppo si va a perdere lo stile dell'autore, l'impronta che lo scrittore aveva deciso di dare a quella storia, l'accento che aveva deciso di porre su alcune vicende rispetto ad altre, la sensibilità con cui aveva affrontato determinate tematiche, l'ironia che permeava le pagine più esilaranti. 

4. Emotività dei personaggi appiattita
Nel momento stesso in cui ci tuffiamo in una storia, in cui ci leghiamo al protagonista di un libro, le sue emozioni diventano le nostre, si fondono in maniera indissolubile, consentendoci di provare le sue paure, esultare per le sue gioie, indignarci per le ingiustizie subite. Lo stesso non si può dire dei film, dove raramente la psicologia dei personaggi viene descritta in maniera esaustiva, dove molti pensieri rimangono inespressi e le sfumature emotive sono solo intuibili o del tutto inesistenti.

5. Modifiche inopportune della trama
Perché alcuni registi non si accontentano di effettuare tagli nella trama, no. Devono rendere la storia più scenica, più d'effetto, adattarla al grande schermo. E quindi decideranno a loro piacimento di introdurre nuovi personaggi, di ucciderli, di sostituire il lieto fine con qualcosa di più accattivante. Ah, tu ti sei fiondato al cinema credendo che questo film fosse tratto dal libro che tanto hai amato? No, mi spiace, è solo LIBERAMENTE ispirato, dove liberamente significa che ti hanno fregato 8€.


E voi cosa ne pensate? Credete che i film siano all'altezza dei libri?

giovedì 20 novembre 2014

Recensione 'Storia della bambina perduta' di Elena Ferrante



TITOLO: Storia della bambina perduta
AUTORE: Elena Ferrante
EDITORE: E/O
PAGINE: 451
GENERE: romanzi italiani
PREZZO: 19,50 €
eBOOK ita: 12.99 €

Storia della bambina perduta è l'ultimo capitolo della quadrilogia L'amica geniale in cui Elena Ferrante racconta la storia di Lenù e Lila, amiche nate entrambe nell'agosto del 1944 e cresciute a Napoli, città che più che fare da sfondo diventa materia viva all'interno della narrazione.
Credo di essere una delle pochissime persone ad aver iniziato la storia di Lila e Lenù a partire dalla fine.  
Le ho trovate già donne, già delineate, eppure attraversate da una continua rivoluzione interiore, segnate dalle esperienze vissute e dominate dai loro caratteri così diversi.
Storia della bambina perduta racconta l'evoluzione delle loro vite dai trent'anni fino alla vecchiaia, entrambe alle prese con il loro essere madri, donne e personalità forti. Elena vive la sua carriera di scrittrice, non priva di ostacoli, e Lila gestisce la piccola ditta di macchine programmatrici. La storia ha inizio con Elena, la più equilibrata e giudiziosa tra le due, che stravolge sé stessa gettandosi a capofitto nell'amore per Nino e rompendo ogni argine di perbenismo e Lila, la più istintiva, che vive con apparente serenità la relazione con  Enzo. Intorno a loro realtà molto diverse, la Firenze culturalmente stimolante di Elena si contrappone alla Napoli di Lila, stagnante, sempre più assoggettata alle regole del rione e alle guerre interne per il potere. Quella Napoli che Elena, al contrario di Lila, ha avuto il coraggio di lasciarsi alle spalle. Ma tutto è destinato a cambiare e ogni equilibrio è solo un assetto precario, pronto ad essere stravolto dalle circostanze. Intorno a loro ruotano tanti altri personaggi che giudicano, condizionano, subiscono, le loro scelte.
La prima impressione che ho avuto inoltrandomi nella storia è che Lenù e Lila non potessero essere due personaggi di fantasia: sono troppo concrete, troppo reali, hanno pensieri troppo prepotenti e parole troppo taglienti per essere frutto dell'immaginazione di un autore. E l'elemento che fra tutti mi ha folgorato è stato proprio il rapporto tra le due. Non si tratta di una semplice amicizia, si tratta di un legame intenso, doloroso, di un doppio filo che le unisce negando la possibilità ad una di esistere senza l'altra, una dipendenza, una necessità a volte benevola, a volte distruttiva. Lila e Lenù sono due donne che lottano per cambiare il proprio destino, ma quando sembra che abbiano avuto il sopravvento sulle loro origini, sull'ambiente circostante avverso, tutto si rivolta, le meschinità riprendono terreno come erbaccia che soffoca una pianta buona. 
Non voglio inoltrarmi nella trama per non alterare il piacere della lettura, posso dire che l'ascesa emotiva raggiunge il culmine in un evento, una circostanza che cambierà per sempre entrambe le donne, un episodio che da lettore mi sono ritrovata a rivivere come in slow motion, i suoni attutiti, lo stradone, l'odore delle mandorle tostate, il battito accelerato e la consapevolezza che dopo quei pochi istanti niente sarebbe tornato come prima. Le loro vite che si erano avvicinate fino quasi a fondersi si allontaneranno di nuovo ma il loro legame rimarrà qualcosa di inscindibile ed eterno.
Per quanto mi riguarda, l'opera di Elena Ferrante meriterebbe di guadagnarsi un posto tra i classici contemporanei per la sua capacità di raccontare una storia che va ben oltre la storia, che si espande all'ambiente circostante, che ci parla attraverso persone reali, concrete, vive. Un approfondimento psicologico dei personaggi che va di pari passo ad una descrizione magistrale dello scorcio storico. Un linguaggio semplice ma al contempo incredibilmente evocativo.
Una penna che non può lasciare indifferenti.

La mia nota curiosa
Elena Ferrante è lo pseudonimo di un'autrice, o un autore, di cui si ignora la vera identità.

Frase sottolineata
Io amavo Lila. Volevo che lei durasse. Ma volevo essere io a farla durare. Credevo che fosse il mio compito. Ero convinta che lei stessa, da ragazzina, me lo avesse assegnato.


 VALUTAZIONE
- Sorrisi 
- Lacrime 
- Risate 
- Suspense 
- Brividi 
- Rabbia 

VOTO 


Profumosità