sabato 14 giugno 2014

Nel linguaggio segreto dei fiori

Rubrica in cui lascerò la penna libera di raccontare.


Il racconto di oggi è ispirato a Il linguaggio segreto dei fiori di Vanessa Diffenbaugh.



La nebbia che avvolge San Francisco d'estate è un fenomeno quasi magico. La vita che scorre in mezzo alle nuvole, l'aria tiepida che si confonde con la pioggia, il tramonto che scolora nella baia. Il mondo è indefinito, le strade perdono i contorni, ci si concentra sui pochi dettagli visibili e sui profumi. Quella sera di metà agosto fu proprio un profumo a catturare la mia attenzione. Profumo di fiori. Profumo di iris. Mi voltai quasi istintivamente lasciandomi guidare dal mio olfatto e un'insegna che non avevo mai notato prima catturò il mio sguardo: Messaggi. Decisi che avevo tutto il tempo per una deviazione prima di rientrare a casa.
Entrai e capii di trovarmi in un negozio di fiori. Ma non un negozio come gli altri. C'erano fiori e piante che non avevo mai visto prima e su un ripiano in fondo alla stanza bouquet e composizioni già pronte corredate da biglietti multicolore. Ogni vaso in cui erano riposti i fiori era corredato da un nastro e da un biglietto su cui era specificato il nome della pianta. In un angolo vicino all'entrata un contenitore di vetro conteneva altri biglietti, in cima una fessura e un'incisione: "Puoi dirlo. Fallo con un fiore."
Rapita da quell'atmosfera intrisa di profumi e possibilità, sussultai notando dietro il banco di vetro una bambina intenta a sigillare un mazzetto con un nastro. Anche lei, assorta nel suo compito, sembrò accorgersi di me solo in quel momento: "Ciao, ti servono dei fiori?". La domanda mi colse alla sprovvista: "Ehm, no. Cioè sì. Pensavo a chi comprarli". La bimba posò il mazzetto, scostò un ricciolo biondo dalla fronte e sorrise: "Comprali per te, no?". Quell'affermazione nella sua semplicità disarmante mi spiazzò. Quand'era l'ultima volta che avevo comprato qualcosa per me? Quand'era l'ultima volta che mi ero dedicata del tempo, un'attenzione, un pensiero? Non avrei saputo dirlo. La voce dolce e limpida della bimba mi riscosse dai pensieri: "Aspetta, chiamo la mia mamma. Lei è bravissima con i fiori!". E così dicendo sparì dietro una tenda cremisi. Dopo pochi secondi tornò accompagnata da una ragazza che le somigliava molto, aveva uno sguardo profondo e l'aria stanca ma felice. "Posso aiutarla? Hazel mi stava appunto dicendo che vorrebbe acquistare dei fiori per lei". "Io...non saprei, non sono molto pratica di fiori. E' che passavo di qui, ho pensato che sarebbe carino qualche volta pensare a me...è stata gentile la sua bimba". Ero imbarazzata e non sapevo cosa dire. La ragazza strinse gli occhi come se stesse riflettendo. "Ho quello che fa per te!". Si allontanò e con gesti sinuosi e aggraziati cominciò a comporre un bouquet. Sembrava danzare tra i fiori guidata da note che solo lei poteva udire. Poi con un sorriso che si allargava piano si rivolse a me:
"Speronella fior-cappuccio: leggerezza, pisello odoroso: delicati piaceri, rosa balsamina: semplicità. Questi sono adatti a te, ti ricorderanno quanto sia bello ogni tanto fermarsi e pensare solo a se stessi".
La ringraziai, pagai e salutai Hazel che ricambiò il saluto sorridendomi. Promisi di tornare a trovarle.
Uscita in strada mi soffermai un minuto in più davanti alla vetrina e vidi la bimba che con gli occhioni luccicanti consegnava alla mamma il piccolo bouquet confezionato poco prima. La ragazza mi era di spalle, si chinò e la strinse forte. Un abbraccio che voleva dire tante cose, proprio come i suoi fiori.

lunedì 9 giugno 2014

Piccole gioie da lettrice: pomeriggio in libreria

"C'erano quelli che leggevano e poi c'erano gli altri. Ci si accorgeva subito se uno era un lettore oppure no. Tra gli esseri umani non c'è differenza più grande." 

Pascal Mercier

Noi lettori abbiamo dei momenti di gioia tutti nostri, che spesso chi non ama leggere, chi non si lascia pervadere dall'intensità della parola scritta, non può comprendere.
In questa sezione vorrei immortalare le piccole cose che mi rendono felice, e che forse non avrei saputo apprezzare se non avessi amato leggere.



Lo ammetto, questa rientra senz'altro tra le piccole, grandi, gioie da lettrice.
Il fine settimana scorso mi sono concessa una pausa romana e la prima tappa del soggiorno sapete qual è stata? Colosseo? Piazza Navona? Fontana di Trevi? Siete fuori strada! La Feltrinelli di Piazza Colonna ovviamente! Io adoro quella libreria, quattro livelli di paradiso libresco in una cornice storica bella da mozzare il fiato.
Mi ci sono letteralmente persa, con la preziosa collaborazione del mio accompagnatore (il mio maritino) che, nel rispetto delle mie attitudini da topo-da-biblioteca, è stato così gentile da eclissarsi nel reparto fumetti consentendomi una libera esplorazione visiva, tattile e olfattiva di tutti quei meravigliosi volumi, senza vincoli di tempo. Solo a ripensarci mi commuovo. Bene, dopo quasi due ore di full immersion sono tornata in superficie con tre libri. Uscire dalla libreria con la busta pesante, fermarsi su una panchina a dare una sbirciatina al contenuto del sacchetto,  pregustare l'ordine delle letture, sono piaceri indescrivibili. Ma come fanno i non-lettori?

martedì 3 giugno 2014

Recensione 'Il ladro di anime' di Sebastian Fitzek


TITOLO: Il ladro di anime
AUTORE: Sebastian Fitzek
EDITORE: Elliot
PAGINE: 300
GENERE: thriller
PREZZO: 17.50 €
eBOOK ita: non disponibile

Il ladro di anime è un libro che mi ha letteralmente rapita dalla prima all’ultima pagina. Uno di quei libri che non si riesce ad accantonare e che, se proprio si è costretti a farlo, rimane in testa come un sottofondo, un film lasciato a metà, una faccenda rimasta in sospeso. Si tratta di uno psychothriller tedesco e l’impostazione oltre ad essere un espediente originale, rapisce fin da subito il lettore. L'impressione iniziale è infatti quella di trovarsi tra le mani una cartella clinica il cui contenuto ci catapulta in una clinica tedesca dove, la vigilia di Natale, il personale e i pazienti stanno per vivere un incubo: uno psicopatico noto appunto come ‘Il ladro di anime’ si trova all’interno della struttura. Tra i pazienti Caspar, un uomo misterioso affetto da amnesia totale che nel corso della narrazione si troverà a fare i conti con la sua identità. Non vi svelo altro di questa trama labirintica che capovolgerà più volte le vostre convinzioni. Lettura fluida e coinvolgente, a tratti claustrofobica, che incatena ad una storia fatta di dettagli inquietanti, interrogativi, suspense e colpi di scena. Finale sorprendente.

La mia nota curiosa:
Probabilmente per chi è avvezzo al noir risulterà una lettura (quasi) tranquilla. Io, che amo i thriller ma fino a un certo punto, leggendolo a notte fonda mi sono trovata più volte ad accendere la luce e svegliare mio marito. Cose da lettrice, fifona.

Frase sottolineata:
"Questa volta udì anche il cigolio stridulo dei binari, dopo di che il fumo acre della locomotiva tornò a riempirgli il naso. Aprì gli occhi e il treno dei ricordi arrivò."



VALUTAZIONE

- Sorrisi 
- Lacrime 
- Risate
- Suspense 
- Brividi 
- Rabbia 

VOTO:
 
Profumosità:

*La scala dei voti va da 1 a 5*